mercoledì 14 settembre 2011

Le mani cinesi sul debito pubblico italiano? No, sui gruppi industriali "in salute" come l'Eni!

Che l’Italia fosse in cattive acque lo si era capito da tanto tempo, ma a quanto pare le cronache degli ultimi giorni stanno confermando le previsioni di un autunno da brividi.
Le continue cadute in borsa dei migliori titoli italiani e soprattutto le dimissioni di Juergen Stark, il membro tedesco del consiglio della Banca Centrale Europea contrario all'acquisto di titoli di debito italiani sotto il ciclone di turbolenza dei mercati.
A questo si aggiunge una asta di titoli deludente, nessuno tira più fuori una moneta per soccorrere e garantire il debito italiano!
Questo cosa vuol dire? Che è necessario alzare ancora di più i tassi per garantire un buon rendimento e quindi rendere la copertura del debito sempre più difficile per l’Italia che offre. Lo spread, il differenziale, con i Bund tedeschi è sempre elevato con il Credit Default Swap Italia che oscilla pericolosamente tra 500 e 390 punti base. Vuol dire che fare un investimento sulla Germania è tremendamente più sicuro che farne uno sull’Italia.
Il Tesoro italiano ha collocato 3,9 miliardi di euro di nuovi titoli di stato con scadenza a cinque anni, a un rendimento del 5,6%, superiore dello 0,67% rispetto al 4,93% dell'ultima asta dello scorso 14 luglio.
Ancora più netto è stato l'incremento dei rendimenti dei BTP a 10 anni emessi dal Tesoro. L'emissione ha avuto per oggetto titoli a dieci anni, con scadenza nel 2020, per un valore di 688 milioni di euro: in questo caso i rendimenti sono schizzati al 5,59%.
Chi corre in soccorso dell’Italia quindi? La Cina!
La China Investment Corporation sembrava il fondo disposto a comprare i titoli di debito italiano, è molto meticoloso e accurato nei propri investimenti che sono tutti autorizzati dalla Bank of China. Si scriveva:
“La Cina non ha di certo salvato i paesi dell’eurozona in difficoltà.  Se la Cina ha effettuato un importante investimento in Irlanda - fonti affermano ne possieda il 70% - è perché il mare irlandese è pieno di petrolio. I cinesi non fanno nulla per nulla e si muovono su due direttive: le materie prime e il controllo strategico dei mercati”.
Grafico degli indici FTSE IT OIL & GAS - Yahoo! Finanza
(Indice FTSE IT OIL & GAS – Petrolio, Gas italiani; fonte Finance.yahoo)
Quali sono invece i veri motivi per cui punterebbero all’aiuto italiano?
Per chiederci di fermare il rabbioso cane a sei zampe dell’Eni. Il più importante avversario del colosso nazionale cinese del petrolio, grazie ai suoi investimenti in terra africana. Temibile soprattutto ora che è alla ricerca di nuovi investitori con le pubblicità a tutto spiano invitando i risparmiatori a sottoscrivere le obbligazioni Eni.
La crisi ha comunque spinto il governo italiano a “considerare la possibile vendita di partecipazioni strategiche in Enel e Eni”, un processo già iniziato in primavera quando si profilava una situazione drammatica.
Forse la missione in Italia del Fondo sovrano cinese non aveva l’obiettivo di esaminare eventuali acquisti di titoli di Stato italiani ma la valutazione di altri possibili investimenti industriali. Così non si tratterebbe di aiuto ma di spesa al discount dei saldi. Ma del resto il 4% del nostro debito è già sotto il loro controllo. Meglio a loro e non agli speculatori occidentali.

Leggi il resto: http://verdemoneta.investireoggi.it/cina-italia-europa-la-favola-di-un-giorno-per-speculare-un-po-2846.html
Leggi i dettagli su: http://www.linkiesta.it/cina-italia-acquisto-titoli-stato#ixzz1XqKA66Mm
 
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