
Chi aumenta il valore di mercato di Facebook? Gli utenti.
Come? Con il loro profilo, le loro scelte, con i loro gusti, con la loro vita condizionano le imprese produttrici di beni materiali ed immateriali. La pubblicità per ora assume ancora un ruolo predominante, ma presto diventerà solo parte del guadagno.
I dati personali sono ricchezza, sono business; il sito guadagna vendendo informazioni demografiche e di comportamento online alle aziende di marketing. Anonime, aggregate, ma comunque preziose.
Quindi di chi è il vero capitale del gruppo? Appartiene ad ogni utente che inserisce la propria vita nel “social network” e quindi inserisce i propri dati sensibili, le proprie attitudini al consumo e all’acquisto di ogni genere di prodotto.
I dati sensibili immessi nel veicolo della socialità del nuovo millennio sono utili per capire se un prodotto funzionerà o meno, se piacerà o no una determinata innovazione, il fine è quello statistico. Il feedback del consumatore nel capitalismo del nuovo decennio vale oro.
Goldman Sachs e il gruppo russo Digital Sky Technologies hanno investito 500 milioni di dollari per comprare una quota di minoranza di Facebook. Sulla base di questa operazione il social network è stato valutato complessivamente 50 miliardi di dollari.
Di conseguenza la quota di capitale in mano al fondatore Mark Zuckerberg dovrebbe essere pari a circa 15 miliardi.
Facebook però non è quotato in Borsa, in nessun’altro mercato regolamentato, non deve rendere pubblico il suo bilancio. I titoli vengono scambiati solo in forma privata, con accordi specifici per ciascuna transazione tra gli azionisti.
Tuttavia, le sue azioni sono scambiate frequentemente nel "Grey Market", dove i dipendenti possono vendere le azioni agli investitori. Se questi movimenti non verranno tenuti a bada il gruppo sarà costretto dalle autorità di Borsa Usa a quotare la società.
Inoltre se il titolo Facebook (e la valutazione del potenziale) sarà gonfiato e a rischio bolla per il momento a doversi preoccupare (e, se va bene, a guadagnare) sono i pochi che riescono ad arrivare ad aggiudicarsi le azioni in attesa dell'esordio in Borsa.
Solo allora potranno dare prova di valere effettivamente quanto prevedono gli speculatori.
Per ipotesi il blogger Beppe Grillo paragona ognuno dei 500 milioni di utenti di Facebook ad una banconota del valore di 100 dollari e accusa la banca più "prestigiosa" al mondo:
"Con queste premesse, se il monopolio di fatto di Facebook finisse, i capitali di Goldman Sachs avrebbero creato l'ennesima bolla di Internet. E chi ci rimette i soldi nelle bolle? I piccoli azionisti o le grandi banche? Di certo non Goldman Sachs che potrebbe guidare la collocazione in borsa di Facebook nel 2012 con ritorni enormi. Potrò sbagliarmi, ma per sicurezza di azioni Facebook io non ne comprerò"
Ma perché la fine di Facebook appare alquanto lontana? Perché eliminare i propri dati è quasi impossibile. Non vi è un esplicito diritto di recesso, questo potrebbe violare diverse leggi del mercato. Molti preferiscono semplicemente smettere di usarlo.
A tutto questo, presto si potrebbe aggiungere la protezione degli Stati nazionali che stanno stringendo accordi per controllare la rete e riuscire a risalire all'identità di persone tramite le forze di polizia postale.
