Il futuro dell’industria italiana è a Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli. Sono iniziate stamattina le operazioni di voto per il referendum sull'accordo siglato fra il Lingotto e i sindacati Uilm-Fim-Ugl-Fismic sul futuro del sito partenopeo. Con l'intesa la Fiat si impegna a investire circa 700 milioni per portare la produzione della nuova Panda dalla Polonia in Italia.
L’accordo negoziale in realtà è una dichiarazione unilaterale della azienda. La produzione della Panda verrà effettuata tenendo aperta la fabbrica 24 ore al giorno, 6 giorni su 7, per 18 turni totali. L'orario individuale resta invariato a 40 ore contrattuali. Se la Fiat dovesse ritenerlo necessario potrà ricorrere a 120 ore annue di straordinario rispetto alle 40 previste dal contratto. I lavoratori potranno usufruire di tre pause da dieci minuti ciascuna, mentre finora erano due di venti minuti. La pausa mensa viene spostata a fine turno.
RETRIBUZIONE IN CASO DI MALATTIA
Sulla materia del trattamento economico del lavoratore assente per malattia, a carico del datore di lavoro, l’unica norma legislativa generale oggi in vigore è l’articolo 2110 del Codice civile. Questo attribuisce alla contrattazione collettiva il compito di stabilire entità e limiti della retribuzione dovuta all’assente per malattia.
Dal 1972 quasi tutti i contratti collettivi hanno previsto il trattamento retributivo dal primo giorno di assenza per malattia dal lavoro; spesso si sono registrate disposizioni collettive che hanno scoraggiato, con “premi di presenza” e voci retributive escluse dal trattamento, l’assenza per malattia. Prima, invece, la paga cominciava solamente dal quarto giorno di malattia. Per i lavoratori di Pomigliano, chiamati a decidere il loro futuro, la clausola n°8 dell’accordo prevede il non pagamento della retribuzione nel caso in cui si verifichino dei tassi anomali di assenza dal lavoro “in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche”. A mio modo di vedere, non costituisce una infrazione perché è concesso in giurisprudenza e in dottrina che il contratto collettivo nazionale possa essere sostituito da un contratto aziendale.
LA CLAUSOLA DI RESPONSABILITÀ O TREGUA
Prevede robuste sanzioni a carico dei sindacati stipulanti in caso di “mancato rispetto degli impegni assunti”, ovvero di “comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate”. Il punto discusso consiste nella pretesa di trasformare questi obblighi a carico dei sindacati stipulanti in vincoli sul piano dei rapporti individuali di lavoro. Ovvero che si reputi illegittimo anche il comportamento dei singoli lavoratori che aderiscano a uno sciopero (o altra forma di agitazione) proclamato in violazione del patto di tregua. Nei contratti collettivi esiste una parte direttiva e una parte normativa e questa norma verrebbe resa obbligatoria all’interno del patto di tregua.
E’ illegittima come norma, secondo la costituzione, perché se ci fosse in futuro uno sciopero spontaneo contro i ritmi eccessivi di lavoro i datori di lavoro potrebbero comminare provvedimenti disciplinari che potrebbero culminare, in caso estremo, al licenziamento.
PERCHE’ QUESTO ACCORDO PUO’ ESSERE POSITIVO MA INUTILE?
L’Italia in questo periodo di crisi può risollevare le proprie sorti più facilmente di altri paesi riuscendo ad attrarre investitori internazionali. Deve migliorare in generale il sistema burocratico e infrastrutturale connesso all’impresa, dovrebbe diminuire il cuneo fiscale (variazione tra l'onere del costo del lavoro e il reddito effettivo percepito) ma può facilmente adeguarsi a regole rispettate in tutta Europa. In Italia spesso gli scioperi sono incontrollabili, i lavoratori hanno abusato dei loro diritti, i sindacati non hanno saputo rispettare i periodi di tregua ed hanno osato troppo, le imprese purtroppo non hanno saputo regolare questi delicati rapporti. Regole chiare per camminare tutti sulla stessa strada: lo sviluppo ed il benessere comune. Se realmente la Fiat, rispettando gli accordi, sposterà un intero plesso produttivo dalla Polonia in Campania, nonostante il costo del lavoro sia doppio, allora realmente si potrà sperare in un rinascimento del Sud Italia affamato di lavoro, anche a costo di sacrifici in termini di diritti conquistati negl’anni. Probabilmente Marchionne, tempo fa, avrebbe sperato in un “no secco” alle condizioni stabilite e se come probabile esse non verranno sottoscritte da tutti i lavoratori dopo il referendum, solo loro verranno realmente messi con le spalle al muro. La Fiat spera che, come in passato, il governo italiano possa continuare a garantire gli aiuti statali per impostare la sua produzione nel bel paese.
Il Link dove poter leggere l’accordo: Accordo Fiat-sindacati di Pomigliano d'Arco

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