domenica 11 ottobre 2009

Emersione di attività detenute all’estero (illegalmente)

Ammontano a quasi 300 miliardi i patrimoni degli italiani detenuti all'estero che potrebbero essere rimpatriati aderendo allo scudo fiscale.

Lo scudo fiscale offre un'occasione unica ai contribuenti per regolarizzare i capitali detenuti all'estero e non dichiarati. Sarà questa l'ultima occasione prima della svolta della lotta ai paradisi fiscali, insomma viene infine stabilito che il termine del 15 dicembre vale tassativamente per il versamento dell'imposta straordinaria al 5% sui capitali che vengono fatti emergere con lo scudo, ma per il completamento delle operazioni di emersione è possibile prendere più tempo, basta che l’operazione si concluda entro una data ragionevole. Dunque un ulteriore assist a chi detiene così tanti capitali all’estero che avrà tutto il tempo per regolarizzarli e farla franca. 

I contribuenti che sono in difetto possono scegliere di avvalersi dello scudo, pagando il 5% del valore delle attività rimpatriate o regolarizzate, oppure continuare a rimanere nell'illegalità, ma in questo caso correndo il rischio di essere controllare e di sopportare il peso di altissime sanzioni pecuniaria e la confisca dei beni patrimoniali.

Nell'elenco dei 36 Paesi dove è possibile ricorrere allo scudo fiscale per regolarizzare i capitali detenuti illegalmente lasciandoli in loco, non figurano Svizzera, Montecarlo, Liechtenstein e San Marino dove sarà obbligatorio il rimpatrio.

L'adesione allo scudo consente di evitare, in caso di successivo accertamento della detenzione di attività all'estero in violazione delle norme sul monitoraggio fiscale, la presunzione introdotta dall'articolo 12 del Dl 78/2009, in base alla quale gli investimenti e le attività finanziarie detenuti in paradisi fiscali si considerano costituiti mediante redditi sottratti a tassazione in Italia.

Come si può leggere dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n°43 del 10 ottobre: “Emersione di attività detenute all’estero”:

Possono essere oggetto di rimpatrio anche i titoli e le altre attività
finanziarie emesse da soggetti residenti in Italia, purché siano detenuti all’estero in
violazione delle disposizioni in materia di monitoraggio fiscale, nonché le attività
finanziarie e il denaro detenuti presso le filiali estere di banche o di altri intermediari
residenti in Italia.

L’operazione di regolarizzazione ha per oggetto le somme di denaro, gli investimenti esteri di natura non finanziaria, quali, ad esempio, gli immobili e i fabbricati situati all’estero, gli oggetti preziosi, le opere d’arte e gli yacht.

Nell’ambito della regolarizzazione vi rientrano, in considerazione dell’ampia
formulazione normativa e delle finalità del provvedimento, anche le attività detenute
all’estero intestate a società fiduciarie o possedute dal contribuente per il tramite di
interposta persona. Si conferma che possono essere considerate come attività
detenute all’estero anche gli immobili ubicati in Italia posseduti per il tramite di un
soggetto interposto residente all’estero.

Lo scudo estende la sua protezione alle società di capitali di cui il contribuente che sceglie di sanare i capitali illegalmente detenuti all'estero è il “dominus”, ovvero colui che controlla la stessa società e l'emersione è ammessa anche se le attività sono intestate a fiduciarie o possedute per il tramite di interposta persona, come nel caso dei trust.

Singolare caso per Banca Etica che ha fatto sapere che non accetterà capitali rientrati in Italia grazie allo scudo fiscale, affermando che "sarebbe una violazione del nostro DNA e un tradimento dei clienti che ci scelgono quotidianamente in nome di un uso responsabile del denaro".

Tra le prime banche pronte a queste operazioni in ordine temporale, guarda caso, vi è stata la Banca Mediolanum:

  https://www.bancamediolanum.it/scudo_fiscale.html

E la storia si ripete, infatti nel 2002 e nel 2005 erano già stati approvati altri due decreti contenenti manovre di scudo fiscale. Si era scoperto dall’ex presidente di Unipol, Giovanni Consorte, che aveva usufruito dello scudo fiscale per riportare in Italia capitali detenuti all'estero per un valore di 5 milioni di euro.

Ci si pone il dubbio se essere onesti conviene oppure meglio iniziare a contattare un intermediario bancario del Lussemburgo.

 
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