mercoledì 1 luglio 2009

NON E' UN PAESE PER VECCHI? pare proprio di si, invece... (l'università di bari e l'età pensionabile dei docenti)

L'UDU-Unione degli Universitari esprime la più netta contrarietà per la scelta dell'Università degli Studi di Bari di permettere la permanenza in servizio per ulteriori due anni per i docenti 70-enni, nonostante la definizione di particolari criteri. Il Consiglio di Amministrazione riunitosi oggi ha approvato a maggioranza, con 7 voti contrari ed 1 astenuto, la proposta di deroga all'età pensionabile previsto dall'art. 72 della L. 133/2008.

Già in passato avevamo espresso dure critiche rispetto a questo provvedimento che avevano portato sia il Senato Accademico che il Consiglio di Amministrazione a riaggiornarsi.

Il Decreto Legislativo 503/1992 all’art.16 fissava l’età pensionabile del corpo docente a 70 anni. Si dava anche la possibilità al docente di chiedere una proroga di due anni.
La L.133/08 ha modificato le norme sul pensionamento affidando alle Università, nell’ambito della loro autonomia, la possibilità di scegliere i criteri con cui accettare tali domande di deroga rispetto al pensionamento.

Molti Atenei italiani, Bologna, Torino, la Sapienza di Roma, hanno scelto di non consentire deroga alcuna rispetto al rinvio dell’età di pensionamento. L’Università di Siena, provata da una pesante crisi finanziaria, ha addirittura scelto di anticipare l’età pensionabile a 65 anni.

Una commissione disposta dal Senato Accademico ha presentato una proposta che invece consente tale deroga, con una norma che la stampa ha definito “norma salva baroni”.

La parte più rilevante della proposta riguarda la componente docente, per quanto la norma interessi anche il personale tecnico amministrativo.
La proposta prevede che il Rettore possa concedere la deroga in sussistenza di criteri non particolarmente stringenti. I criteri proposti non forniscono garanzie sufficienti. Tali elementi di valutazione sono:
- contributo dato dal richiedente al prestigio dell’istituzione universitaria
- produttività scientifica del richiedente, in base ai requisiti per l’accesso ai finanziamenti di Ateneo come stabiliti dal Senato., e secondo i parametri indicati dal CUN
- Riconosciuta elevata professionalità (sul cui significato vige il mistero più assoluto)
E’ evidente che se si dovesse discutere solo dei criteri, risulta evidente la mancanza, tra di essi, dell’esito del giudizio del nucleo di valutazione. Devono essere oggetto di valutazione i risultati dei questionari somministrati agli studenti.

Ma la questione non riguarda solo gli aspetti tecnici perfezionabili e la necessità di trovare criteri stringenti, si tratta piuttosto di una questione politica.


Nel corso dell'ultimo Senato Accademico il rappresentante degli studenti dell'UDU-Unione degli Universitari, Claudio Riccio, aveva espresso la propria posizione contraria a cui era seguita quella degli altri 5 rappresentanti degli studenti.

Nel corso del Consiglio di Amministrazione di oggi, 30 giugno 2009, abbiamo confermato la posizione già espresso in data 26 maggio (le dichiarazioni rilasciate a verbale sono reperibili sul sito internet: http://www.udubari.it/index.php?option=com_content&task=view&id=728&Itemid=1).


Crediamo necessario un profondo rinnovamento generazionale all'interno dell'Università. Mandare in pensione i docenti a 70 anni libererebbe risorse per le nuove assunzioni oltre che ridurre il rapporto Spese fisse/FFO. Crediamo, inoltre, che il patrimonio in termini di esperienze e professionalità dei docenti ultra-settantenni possa essere salvaguardato e condiviso attraverso l'applicazione dell'art. 2 del Regolamento sui carichi di insegnamento approvato nel corso del Senato accademico del 14 maggio scorso: contratto a titolo gratuito per i docenti in quiescenza, ovvero consentendo ai docenti di continuare ad insegnare nei nostri atenei a titolo gratuito, continuando a trasmettere le loro preziose conoscenze.

E’ necessario dare segnali di rinnovamento. Tante e tanti nostri coetanei non ci sperano neanche più. Sappiamo bene che si sta mettendo in atto un processo di inversione della piramide, dato che con 51 chiamate per ricercatori lo scorso anno siamo stati il secondo Ateneo d’Italia. Ma il segnale che verrebbe dato da un provvedimento come questo sarebbe motivo di grande sfiducia per chi, studente, dottorando, precario, aspira ad un futuro nel mondo accademico.

In una università sempre più martoriata dai tagli dei governi degli ultimi 15 anni serve dare un segnale di speranza a quei giovani che vedono nell'università, nell'insegnamento e nella ricerca un possibile sbocco lavorativo e soprattutto un sogno da perseguire. Avremmo voluto che questo segnale fosse arrivato dall'Università degli Studi di Bari.
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UDU - UNIONE DEGLI UNIVERSITARI - BARI

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